Storia di una Tartaruga

Riuscirete a leggere fino alla fine??
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C’era una volta una tartaruga. Era un bellissimo esemplare: aveva una corazza che avrebbero invidiato le testuggini delle Isole Felici, dove si sa, tutto è bello!
Le sue zampone erano così salde e forti da poterle permettere di correre, anche se non lo faceva mai per il buon nome della sua famiglia: era pur sempre una tartaruga! Il suo portamento era fiero e regale, tanto che spesso la scambiavano per una tartaregina, ma questo solo i più anziani, perché oggi dappertutto si proclama a gran voce la democrazia….

Naturalmente sapeva di essere così ammirata e, da parte sua, un pò d’impegno ce lo metteva: si vestiva alla moda, seguiva meeting di bellezza, andava regolarmente in palestra. Decorreva il periodo del concorso primaverile, aveva aspettato tanto questo momento! Il suo sogno era quello di sfondare nel campo dello spettacolo e aveva intenzione d’iniziare come reginetta di primavera. Partecipavano tutti gli animali: dalla formiche alle giraffe, tutte convinte di poter vincere. La tartaruga un pò di dubbi li aveva, ma non così tanti da metterla nell’impossibilità di ammettere che avrebbe vinto lei.
La sfilata iniziò; con piccoli passi avanzò pian piano la formica che per l’occasione si era lustrata col lucido nero delle scarpe. Era uno splendore: il sole batteva sul suo corpicino lucente e agitava le antennine tutta contenta. La tartaruga pensò che ci volevano più colori per soddisfare la giuria e in cuor suo scartò la minima probabilità di riuscita che aveva dato alla formica. Fu la volta della lucertola, magra come un’acciuga, dato che non mangiava da 3 giorni per restare in linea. Piroetta dopo piroetta la lucertola fece il suo ingresso che però si rivelò una vera catastrofe, soprattutto per la lucciola facente parte della giuria. Da quel giorno fu data per dispersa e tutti lanciarono occhiatacce alla lucertola che, ovviamente, fu espulsa.
Man mano che le concorrenti sfilavano la Tartaruga acquistava sempre più fiducia finché non giunse il suo turno. In quel momento anche i dubbi più remoti lasciarono il posto ad una sfacciata sicurezza e la tartaruga, grazie al suo solito atteggiamento, fece suo il palcoscenico, conquistò la giuria e fu acclamata da tutti gli animali, entusiasti. Ormai chiaro che fosse inutile continuare, la tartaruga fu incoronata Reginetta di Primavera e iniziò a salire i gradini del successo. Ovunque andasse c’era pronta una schiera di bestie che chiedevano un autografo o si accontentavano di un esiguo sguardo; naturalmente era sempre scortata dai suoi gorilla. Non era importante che la notte dormisse, né che durante il giorno mangiasse. Alla Tartaruga interessava soltanto salire sempre più quelle scale di marmo bianche lustrate a nuovo, ricoperte da un tappeto rosso screziato e adornate da 1000 fiori. Ormai era conosciuta ovunque: le sue foto apparivano sugli ultimi numeri di Vogue e i giornalisti facevano a gara per intervistarla. Seguita dai migliori mastri, tanto ormai poteva permetterselo, diventò la Numero Uno. Finalmente era in cima: poteva godersi il panorama! Applausi, fiori, flash. Mese dopo mese, anno dopo anno.
Un giorno tra la folla le sembrò di scorgere un viso familiare; si fermò ad osservare meglio, (e con lei si fermarono milioni di altre bestie), e riconobbe in un’esile figuretta la formichina. In verità non aveva tempo da perdere, ma si sa, la curiosità è donna. Così si soffermò a chiacchierare per sapere cosa facesse la formichina. Dopo le solite esternazioni di gioia e tripudio nel rivedersi, la Tartaruga passò all’epicentro del suo interesse. La formichina, che fino a quel momento era sembrata alquanto sciupata, riprese il vigore di un tempo: gli occhi le si accesero e iniziò vivacemente a raccontarle quanto fosse bella e numerosa la sua famiglia. “..Naturalmente non ho il successo che hai tu, ma in fondo se dovessi scegliere, non cambierei per niente al mondo la felicità che provo nel dare amore a chi mi apprezza”, concluse la formichina.
Da quel giorno la Tartaruga non fu più la stessa: dentro di lei qualcosa si era svegliato, era scattata una molla prima d’allora mai considerata. Il suo sogno si era realizzato, quella della formichina no, eppure le parole di quest’ultima le riecheggiavano ancora in mente. Possibile che la formichina fosse felice? Iniziò a non esporsi più davanti le finestre come una volta, annullò gli appunti del mese, voleva stare sola per riflettere. Poco a poco no vide più gli applausi, i fiori e i flash e iniziò a scendere da quelle scale che ormai le sembravano troppo fredde e troppo alte.
La Tartaruga sentì tremendamente freddo, non serviva a niente avere una calda corazza dentro cui ripararsi, continuava ad avere freddo. Perse la sua sicurezza nonostante il suo aspetto e capì.
Capì cosa si era risvegliato in lei: il comune desiderio, quello di tutti. Voleva qualcuno con cui condividere i suoi pensieri, i suoi umori.
Della Tartaruga oggi rimane solo un vago ricordo tra i suoi ammiratori più ossessionati, altri l’hanno dimenticata, altri ancora non ne conoscono nemmeno l’esistenza. Solo pochissimi animali sanno quel che ne è stato e si possono contare sulla punta delle zampe: solo 5 piccole tartarughine la chiamano a gran voce per la pappa, solo un comune tartarugo la ammira come mai nessuno ha fatto.
Flavia

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